CITTADINANZA PLANETARIA

Fa piacere che al centro dell’attenzione, in queste Indicazioni per il curricolo, ci sia l’educazione.

In effetti ultimamente abbiamo forse posta troppa attenzione alla tecnologia, alla conoscenza, al consumo e troppo poca all’educazione. Si è attribuito un valore esclusivo ai criteri dell'efficientismo, all'acquisizione di mere competenze tecniche per poter navigare tra i flutti del «libero mercato».

Ma il semplice sapere, di per se, non educa. Di saperi si può anche morire come ci ha suggerito il Ministro Fioroni nel suo intervento di presentazione del documento “Cultura, Scuola, persona” citando il preside che è stato da bambino ad Auschwitz e ha visto medici, ingeneri, militari nazisti “competenti”.

La società dei consumi ha attribuito finora un valore relativo all’educazione e, di conseguenza, a chi è primariamente investito della responsabilità di educare: la famiglia e la scuola. Queste Indicazioni hanno senz’altro il merito di rimettere al centro un principio fondante: la scuola deve educare.

Una scuola che intende educare non può perciò ridurre tutto il percorso della conoscenza alla semplice acquisizione di competenze. Occorre invece accettare la sfida della trasmissione di un senso dentro la trasmissione delle competenze perché educare vuol dire, principalmente, trovare un senso.

Ma le Indicazioni per il curricolo pongono in primo piano anche un secondo elemento di riflessione: è il sapere che rende liberi e, di conseguenza, la scuola deve educare istruendo. Non esistono, in altre parole, due diversi ambiti, quello dell’istruzione e quello dell’educazione. I due aspetti sono strettamente connessi nella prospettiva del curricolo: non si può educare istruendo se non si è consapevoli del contributo che la propria disciplina di insegnamento fornisce al processo di maturazione degli allievi.

La costruzione del curricolo, perciò, richiede, da parte dei docenti, la piena valorizzazione del valore formativo dei nuclei fondanti delle discipline insegnate.

L’impegno richiesto ai docenti, pertanto, concerne da un lato la riflessione sullo statuto epistemologico, sugli apparati logico-concettuale, ermeneutico, metodologico ed estetico-formale di ciascuna disciplina. Ma richiede dall’altro anche una profonda consapevolezza delle potenzialità educative dei saperi insegnati, di come, cioè, essi siano in grado di fornire agli alunni gli stimoli indispensabili al pieno sviluppo della loro persona.

Le Indicazioni per il curricolo ci ricordano, poi, che la formazione al senso della cittadinanza deve oggi valicare i confini della prossimità spaziale in cui l'umanità ha vissuto fino all'altro ieri: solo assumendo uno sguardo globale, che cerchi di comprendere la complessità delle reti in cui si stringono i problemi del nostro tempo, si può sperare di poter affrontare le sfide della società-mondo di cui ormai facciamo parte.

È ormai maturata la consapevolezza che l'intreccio fra le sorti dell'uomo e quelle della natura implica la costruzione di un nuovo umanesimo, un umanesimo non antropocentrico che annodi il legame fra storia delle civiltà ed evoluzione fisico-biologica, iscrivendo eticamente il valore irripetibile di ogni esperienza di vita in quel sistema di riferimento comune costituito dalla «Terra-Patria».

La cultura si manifesta sempre più come integrazione di contesti umani, sociali, scientifici e tecnologici; i sistemi di insegnamento che continuano a disgiungere le conoscenze, a formare menti unidimensionali ed esperti riduzionismi non sono perciò più adeguati.

Il bambino, il ragazzo, sono portatori di una personalità potenzialmente complessa e multisciplinare; una scuola che segmenta, impoverisce lo sguardo, rende sterili le acquisizioni, finisce con l’inibire la capacità di trasferire competenze tecniche, strumentali e concettuali in contesti diversi rispetto a quello in cui sono state apprese, impedendo un pieno sviluppo delle abilità di problem solving, di lettura dei dati di realtà, di consapevolezza, di ricerca del senso e del significato delle cose.

Per costruire il curricolo, allora, non basta avere la consapevolezza del valore formativo delle singole discipline, ma occorre anche e soprattutto ragionare sul valore delle relazioni tra i saperi, sul contributo che queste relazioni possono fornire allo sviluppo completo della persona.