NUOVO UMANESIMO E TRASVERSALITA DEL CURRICOLO

L’unitarietà curricolo, nelle Indicazioni, si articola secondo in due diversi assi: quello della verticalità e quello della trasversalità.

In questa sezione cercheremo di proporre alcuni spunti di riflessione in relazione al secondo dei due assi, quello della trasversalità.

La trasversalità del curricolo trova, a nostro parere, la propria fondazione all’interno di tre diversi ordini di ragioni.

1. La cultura contemporanea deve confrontarsi con la complessità. I grandi problemi che essa deve affrontare sono, infatti, problemi complessi, caratterizzati, cioè, dall’interdipendenza tra i fattori, dall’interattività e retroattività tra il sistema e le parti che lo compongono.

Ma i problemi complessi non possono essere risolti in maniera settoriale. L’approccio riduzionista non è in grado di far fronte alla complessità perché tende ad isolare i vari fattori, a separare ciò che nella realtà è invece connesso. Appare più efficace piuttosto un diverso approccio caratterizzato dall’attenzione al contesto ed alle relazioni, in grado perciò di integrare i saperi.

Non è un caso perciò che la ricerca scientifica si sia fatta sempre più, nel corso degli anni, poli o trans – disciplinare, che siano sorte nuove discipline caratterizzate proprio dal “meticciamento” di saperi provenienti da ambiti diversi. Il sapere scientifico si è trovato sempre più spesso a fare i conti con fenomeni che si verificano in zone di confine dove forme e strutture sorgono e si dissolvono. La sfida è pensare in maniera congiunta le forme e gli eventi, tradizionalmente visti come separati e contrapposti.

Oggetto della ricerca scientifica sono perciò, adesso, i sistemi complessi che costituiscono un tutto organizzato.

È forse in questo senso che va inteso il richiamo ad un nuovo umanesimo: un sapere in cui non esiste più la separazione e contrapposizione tra cultura scientifica e cultura umanistica, ognuna delle quali gelosa custode dei propri saperi e convinta della propria supremazia nei confronti dell’altra.

È la riscoperta di una caratteristica fondamentale di uno dei “gioielli” della nostra tradizione culturale: l’Umanesimo che, nella seconda metà del XV secolo, ci ha proposto un modello aperto d’integrazione orizzontale tra i contesti e le relative forme di vita e di esperienza quotidiana, fra gli stili percettivi e cognitivi che ciascuno di essi riesce ad esprimere, tra i campi disciplinari. Un modello nel quale i “confini” tra i saperi non sono linee invalicabili di demarcazione, ma aree di comunicazione, confronto, negoziazione. I guardiani di confine, i detentori dei saperi disciplinari, perciò, non sono custodi di barriere, ma piuttosto creano vie di comunicazione, modi di traduzione e di riconversione fra livelli diversi di realtà, tra parola ed immagine, fra visibile ed invisibile, fra lettura e scrittura, fra memoria ed invenzione. Questa nozione alternativa del concetto di confine tra i saperi, volta ad esaltarne gli aspetti di transito e di permeabilità, piuttosto che quelli di chiusura rigida ed inflessibile, è una dei tratti distintivi caratteristici e fondamentali proprio della grande tradizione umanistica della nostra cultura.

La cultura del nostro tempo porta perciò come conseguenza la necessità di formare, nei giovani, un’attitudine generale a porre e trattare i problemi e di dare loro la possibilità di costruire dei principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso.

 

2. Al centro del curriculum c’è la persona che apprende. Si tratta di una persona della quale vanno salvaguardate l’unitarietà e la varietà.

Sappiamo bene come la nozione classica di intelligenza, che concentra l’attenzione esclusivamente sulla sfera cognitiva, non sia in grado di render conto della complessità della persona, fatta anche di emozioni, di motricità, di linguaggi verbali e non verbali, di operatività, di relazioni con gli altri. Ma sappiamo anche bene come il carattere variegato, articolato e complesso della persona rimanga profondamente unitario. Il suo processo di formazione, pertanto, va pensato e progettato in modo altrettanto unitario. Sarebbe quindi un grave errore ritenere che le varie discipline possano essere distinte in base alla loro maggiore o minore efficacia rispetto a ciascuna delle componenti della personalità.

È compito della scuola perciò salvaguardare la complessa unitarietà del soggetto che apprende e questo non può certo farlo segmentando i saperi ma, piuttosto, creando tutte le condizioni e le opportunità che possano agevolare nel bambino e nel ragazzo gli sforzi che compie di ricostruzione dei legami e dei rapporti tra le cose che apprende.

È rintracciabile, nella filigrana del testo delle Indicazioni per il curriculum, una ben definita opzione su quello che può essere l’approccio maggiormente funzionale a favorire i processi di apprendimento. Si tratta di un’opzione sostanzialmente costruttivista.

L’inefficacia della didattica trasmissiva è più volte ribadita nel testo delle Indicazioni che sottolineano, piuttosto, la necessità di approntare ambienti di apprendimento ricchi di stimoli e di opportunità per la costruzione autonoma della conoscenza da parte della persona che apprende.

Ma costruire il proprio apprendimento vuol dire individuare e risolvere problemi, leggere ed interpretare la realtà, acquisire consapevolezza, cercare il senso e il significato delle cose. Si apprende, cioè, quando si collega il nuovo sapere a quello precedente, quando si costituiscono rapporti, relazioni e collegamenti, quando si riesce a contestualizzare e globalizzare.

La trasversalità del curricolo appare quindi un “aspetto irrinunciabile” non un mero esercizio intellettuale, ma al contrario un’istanza formativa imprescindibile perché collegata alla dimensione personale dell’apprendimento.

 

3. La trasversalità del curricolo trova un’altra ragione nelle competenze chiave di cittadinanza da acquisire al termine dell’istruzione obbligatoria. Esse rappresentano lo sfondo all’interno del quale vanno collocate le Indicazioni.

Si tratta di competenze trasversali che possono essere conseguite attraverso l’unitarietà del curricolo, non certo mediante la sola segmentazione disciplinare.

Ma è importante sottolineare come l’esigenza di trasversalità del curricolo posta dalle competenze di cittadinanza vada interpretata come essenza e non come assenza delle discipline, che trovano la propria vera ragione d’essere educativa proprio nella loro capacità di contribuire alla formazione globale della persona e del cittadino.

Le discipline rappresentano delle vere e proprie “finestre” sulla realtà, delle lenti di accesso ai problemi del mondo. Esse costituiscono dei potenti strumenti organizzatori della conoscenza. Il loro ruolo, all’interno del processo formativo, è insostituibile. Ma si tratta di un ruolo che non può essere svolto se non all’interno di un percorso unitario. Senza l’unitarietà garantita dalla trasversalità del curricolo le discipline perderebbero la loro funzione educativa risolvendosi in una pura strumentalità o in un mero specialismo. Non contribuirebbero a formare delle persone, ma solo dei tecnici.