INFLUSSI D’ORIENTE, CAMBIERANNO IL DESIGN DELLA CUCINA? (I)

Negli ambienti del design d’avanguardia asiatico si sta osservando con attenzione un interessante stile di design per interni che potrebbe arrivare ad interessare anche l’ambiente della cucina europeo. Qualcuno lo chiama Pacific Rim style, altri giocano con i nomi East West. Si tratta di linee, colori, concezioni di gusto prettamente modernista ma rivisitate dal calore di una “saggezza” tutta orientale. Le nuove tendenze del mobile in Asia e in particolare in Giappone, prevedono meno rigore e meno spigoli dello stile modernista, con l’introduzione di linee sensuali e meno ricercate.

Il canone di bellezza asiatica nell’arredo

Queste varianti del design moderno asiatico traggono ispirazione dal concetto che “East meets West”, l’Oriente incontra l’Occidente.

Un designer che volesse pensare una cucina secondo canoni del nuovo modernismo asiatico dovrebbe innanzitutto capire quanto diversa sia la definizione di bellezza tra Oriente e Occidente. Per i giapponesi, ad esempio, la bellezza è un’esperienza sensoriale che non riguarda il singolo oggetto bensì l’interazione tra l’osservatore e l’oggetto. Per questo a volte noi definiamo imprecisamente “rustico” un certo stile giapponese, che in realtà si interessa dell’eleganza organica di un oggetto, ovvero della sua eleganza in natura. Spesso il Pacific Rim style ama mettere insieme materiali organici e naturali – dunque vivi – con materiali od oggetti inerti, più artificiali. Si spiegano così arredi con ad esempio una pianta di ciliegio dentro un vetro di 10cm x 10cm. Lo stie orientale non riconoscerà mai alcun artefatto dall’uomo superiore in bellezza ad uno naturale, ovvero prodotto dalla natura.

Materiali e stili orientali in cucina

Dunque su quali linee si muoveranno i futuri progetti d’arredo che vorranno seguire questa nuovissima influenza?

Innanzitutto la cucina verrà progettata in blocchi combinati e componibili (non più lineare). Se lo spazio lo permette questa cucina avrà …

INTAINMENT, UN MODO NUOVO DI INTENDERE LA CASA

Secondo uno studio condotto recentemente, una precisa tendenza si sta affermando negli ultimi tempi nell’ambiente domestico: è stata battezzata “intainment” e corrisponde all’inclinazione sempre più diffusa di ricreare all’interno della propria abitazione dei veri e propri laboratori d’esperienza, intesi come luoghi d’intrattenimento allo stato puro.

In quest’ottica, ogni stanza si può trasformare in un “cantiere di possibilità”. La casa non costituisce più solo un rifugio ed una barriera rivolta all’ambiente esterno, ma un concentrato di spazi organizzati per ogni attività: lavorare, studiare, ricevere gli amici, divertirsi e rigenerarsi.

Questa metamorfosi può adattarsi ad ogni singolo ambiente dell’abitazione, a seconda delle caratteristiche: i bagni si accessoriano come veri centri del benessere, con saune e, se lo spazio lo consente, anche piccole aree fitness; i salotti diventano centri del divertimento, grazie al moltplicarsi di accessori sempre più sofisticati come lettori dvd, consolle per videogiochi per i più giovani, avanzatissimi impianti home-theatre o scenografici schermi ultrapiatti. Anche la lavatrice e il ferro da stiro trovano una collocazione nuova: forse sacrificata, se lo spazio non consente di più, ma anche accessoriata coma la più moderna, e romatica, lavanderia.

E la cucina?

Nella prospettiva dell’ “intainment”, anche la caratterizzazione di quest’ultima comincia ad assumere tratti ben precisi: anche chi non si considera un autentico gourmet, e non ha una passione sfegatata per l’arte culinaria, desidera comunque possedere un ambiente accessoriato il più possibile, come fosse quella di un ristorante di lusso.

Anche chi in cucina ci entra poco, vuole comunque avere sempre la possibilitò di poter, se ne ha voglia, cimentarsi in prove ed esperimenti gastronomici, anche in quelli di alta cucina, quando l’ispirazione o la voglia di divertirsi lo richiede.

La nuova esigenza fa sì che i piani di lavoro delle cucine diventino sempre più spaziosi, …

Edizioni Baldini e Castoldi

Come dicono le stesse autrici nella premessa della loro opera: “[…] La passione per il ricevere è uno scrigno prezioso che tutti noi possediamo. È bene sperimentare e sperimentarsi mettendo in pratica vecchie conoscenze e tradizioni di famiglia con nuovi spunti personali, ma anche lasciarsi andare e azzardare abbinamenti insoliti. […]”.

Non occorrono chissà quali corredi e servizi da tavola lussuosi per risultare impeccabili in ogni situazione di ricevimento. Quello che veramente conta è riuscire a mettere a frutto il proprio stile con eleganza e raffinatezza, manifestando tutta l’attenzione necessaria nei confronti dei propri ospiti. Solo così si potrà ricreare un ambiente accogliente, gradevole, in cui la comunicazione affettiva risulterà molto più facile e naturale.

All’interno di quest’opera, utilissima per tutti coloro che amano aprire le porte della propria casa agli ospiti, vengono illustrate le più diverse problematiche del ricevere: sia che ci si trovi di fronte ad un avvenimento formale, sia che si voglia festeggiare un evento intimo, fra amici e parenti stretti, in casa o all’aperto, il libro offre tantissimi suggerimenti per affrontare e risolvere gli aspetti più pratici per ogni tipo di ricevimento, insieme a spunti interessanti per seguire le tendenze più recenti del fusion style.

Nozioni tecniche, piccoli trucchi pratici possono servire. Ma il tocco speciale può provenire da qualche libro di bon ton da qualche ricettario di famiglia, dalla stagione, da un tema o un cibo speciale che si vuole mettere in primo piano: “[…] Può essere divertente riaprire i vecchi armadi con i servizi della nonna e preparare romantiche tavole dal sapore retrò con pizzi e limoges rosa; oppure organizzare un sushi party di ispirazione orientale a base di tè e cucina esotica […]. L’Arte del ricevere è come mettere in scena un’opera teatrale. Occorre un’ispirazione iniziale; la stesura di …

INIZIA IN FAMIGLIA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

C’è voluto un bel po’ di tempo prima di capire che il corretto smaltimento dei rifiuti prodotti ogni giorno, era azione benefica per tutti noi.

Ora che siamo diventati consapevoli che appropriati interventi di differenziazione aiutano a proteggere noi stessi e l’ambiente (consentendo di ridurre l’inquinamento, di recuperare materiali utili e risorse energetiche preziose), sappiamo anche che la raccolta differenziata dei rifiuti inizia proprio nelle nostre case; in famiglia insomma e, a ben vedere, nella nostra cucina.

Ecco allora affacciarsi, tra gli accessori, le pattumiere dell’ultima generazione: contenitori non più ridotti all’umile rango di bidoncini nascosti dentro i quali gettare di fretta indistintamente tutto, ma vani ragionati e opportunamente organizzati per separare, le une dalle altre, le sostanze organiche e la plastica, il vetro, le carte o le lattine.

Contenitori insomma riabilitati ad essere complici di un vero e proprio impegno civile: quello di trasferire poi il tutto nelle ormai note strutture differenziate comunali.

Ad esempio Scavolini propone per le sue cucine nuovi modelli di pattumiere che, oltre ad essere funzionali allo scopo, sono congeniate per sfruttare al meglio ogni spazio. Sono realizzate in materiale plastico e inox, facili da pulire e igienizzare; alcune sono scorrevoli, altre occupano spazi inusuali, fino ad ora mai utilizzati. Dotate di più cestelli (due o tre a seconda dell’uso), alcune hanno l’interno diversamente colorato; e aperture meccaniche o manuali. Interessanti sono le pattumiere con tre contenitori (o tre scomparti, con coperchio) collocate nella base o nel cestello per lavello. Per gli abitudinari infine, permangono anche le pattumiere “singole”, [***]natura,natura[/***]lmente scorrevoli, e anche per lavelli ad angolo. Pattumiere in più, supplementari, potremmo oggi dire, visto che dalla raccolta differenziata (e dall’introduzione in cucina di pattumiere organizzate) crediamo ormai non si possa più prescindere.

Autore: Elena Gramaccioni…

IN VACANZA SENZA LA PREOCCUPAZIONE DEL FRIGORIFERO

Care, agognate ed attese vacanze. Ma al frigoriferi chi ci pensa?

Durante il periodo estivo, in concomitanza con le vacanze, si hanno generalmente due possibilità di preservare i cibi conservati nel frigo: o lasciarlo acceso, avendo l’accortezza di eliminarvi i cibi più freschi e a più breve conservazione, oppure svuotarlo, sbrinare il congelatore per poi spegnerlo. Nel primo caso l’inconveniente è quello di un notevole spreco di energia, anche se aggira le fatiche legate allo spegnimento del frigo.

La porta va chiusa o lasciata aperta?

Quest’ultimo caso poi, preserva delle antipatiche sorprese. La porta infatti, la lasciamo aperta o chiusa?

Lasciando la porta del frigo chiusa infatti, al ritorno dalle vacanze sarà facile ritrovare l’emanazione di cattivi odori dovuti al materiale plastico delle pareti interne causato dall’assenza di freddo ed alla possibile formazione di muffa; le cose non migliorano lasciando la porta del frigo aperta: è infatti probabile che all’interno del frigorifero avvenga una formazione di funghi e muffe a causa del contatto con l’aria, in assenza di freddo, dei micro residui di sostanze organiche nel vano frigo.

In entrambi i casi, non è poi agevole e semplice ripristinare il normale funzionamento del frigorifero.

Il frigo che va in standby

Tesi, Antitesi, Sintesi, secondo l’incedere tipico della filosofia idealista. C’è infatti una sintesi che si propone come soluzione innovativa al problema. E’ quella proposta dalla nuova gamma del freddo di Ariston, infatti, tutti i prodotti Opera offrono una speciale funzione HOLIDAY (selezionabile dal comodo display) che grazie alla gestione indipendente della temperatura del scompartimento frigo e del congelatore, permette di selezionare un programma che durante le vacanze mette in standby il frigorifero vuoto, mantenendolo ad una temperatura ottimale per evitare la formazione di muffe e dei cattivi odori, con un notevole risparmio di …