Napoleone magico imperatore

Autore: Sergio Bini in arte Bustric

Artisti: Sergio Bini in arte Bustric

Regia: Sergio Bini in arte Bustric

Sede: Milano, Teatro Franco Parenti, fino al 27 aprile. Annullate le repliche del 28, 29 e 30 aprile

di renato palazzi

Illusionista, mimo, clown, comprimario di spicco in qualche film di successo come La vita è bella di Benigni, Sergio Bini in arte Bustric prova da sempre a coniugare le risorse del varietà e delle discipline circensi con una non banale ricerca drammaturgica: in passato aveva addirittura ideato delle mini-rappresentazioni scespiriane ingegnosamente sintetizzate in piccoli esercizi di prestidigitazione, «essere o non essere» rappresentato da una pallina che appariva e spariva tra le sue dita, Otello, Desdemona e Iago rispettivamente «interpretati» da una biglia nera, una bianca e una verde in una specie di gioco dei tre bussolotti.

Con lo stesso gusto dell’invenzione astratta e surreale Bustric si accosta ora a una figura storica, quella di Napoleone, amenamente rievocato in uno scarno atto unico che riprende temi e situazioni di un suo precedente spettacolo del ’95: la vita del futuro imperatore, ossessionato dalla perdita di un bottone che lo costringe a tenere la mano sull’addome per nascondere l’asola vuota, viene raccontata a partire dal momento in cui incontra in Egitto – mentre è intento a far razzia di mummie e di piramidi – la personificazione della Gloria che lo bacia in fronte dotandolo all’istante di incongrui poteri magici, fino alla sconfitta e all’esilio di Sant’Elena.

Bustric cala Napoleone in un’eterna dimensione ludica, infantile, divertendosi a fargli il verso coi suoi piccoli trucchi e i suoi sfacciati travestimenti: si libra su un finto tappeto volante, fa spuntare buffi fuochi d’artificio dai cassetti di un mobile di scena, si trasforma in un’improbabile Giuseppina Bonaparte o in un’anonima popolana. Ma il vero clou dello spettacolo sono le sghembe prove di destrezza, quando raffigura il condottiero come l’asso di quadri che viene fatto beffardamente scomparire fra altre due carte, o ne evoca le battaglie attraverso gli immancabili cerchi di metallo che ora si liberano, ora si incastrano l’uno nell’altro.

Con questi mezzi espressivi elementari l’attore passa di continuo dalla caricatura a una vaga malinconia, dal lazzo buffonesco a una sottile grazia poetica: non ci si aspetti, in tutto ciò, una recitazione correttamente impostata, una comicità levigata, televisiva, perché il suo è un estro antico, fuori dalle regole, da artista di strada o da guitto di paese: ma proprio in questa esuberanza legata a certi miti d’altri tempi, al sogno del recupero di una cultura «bassa», popolare – in auge anni fa, e mai del tutto superato – sta il fascino di Bustric, il senso di una fervida tensione che non ha ancora rinunciato a tentare di portare l’«immaginazione al potere».

(27 aprile 2006)