Il Caso Del Consorzio Fit Ora Finisce In Tribunale

Il caso del Consorzio Fit ora finisce in tribunale

di Sabrina Fiorini Debiti e mancati pagamenti per migliaia di euro; sono gli elementi che portano nuovamente il Consorzio FIT (Formazione ed Innovazione Tecnologica) nato a Modena nel 1996, al centro dell’ attenzione dopo la sentenza di fallimento risalente al 21 gennaio scorso. Una decina di docenti, con il sostegno del Codacons di Modena, ha infatti presentato due settimane fa, un esposto alla Procura per denunciare le inadempienze della società e in particolare l’ assenza di pagamenti, per un importo complessivo di 100mila euro, mai ricevuti per l’ attività di insegnamento regolarmente svolta negli ultimi due anni. «L’ ente – spiega Fabio Galli, responsabile del Codacons – finanziato da contributi regionali, organizzava corsi di formazione professionale gratuiti nel settore dell’ automazione industriale e della ricerca nel campo delle scienze naturali e dell’ ingegneria, servendosi di liberi professionisti: ingegneri e consulenti che almeno negli ultimi cinque anni hanno svolto attività di docenza sotto regolare contratto e con i quali era stato concordato il relativo compenso. Tuttavia dal 2011 gli stipendi hanno cominciato ad arrivare in ritardo e in modo sempre più sporadico». «Inizialmente non ci siamo insospettiti – racconta l’ ing. Nino Mazza, tra i docenti che hanno presentato l’ esposto – i corsi erano in piena attività, gli allievi erano tanti e abbiamo quindi temporeggiato nell’ esigere il pagamento, continuando a lavorare convinti anche dallo stesso Consorzio FIT, che diverse volte ci ha tranquillizzato, minimizzando i problemi degli stipendi». «Da giugno scorso invece non abbiamo più contatti – prosegue il prof. Vincenzo Caiazza – I responsabili con cui avevamo contatto non sono presenti presso l’ ultima sede in via Vittorio Alfieri, non rispondono più a mail e telefonate, né hanno ritirato le raccomandate inviate per sollecitare i pagamenti. Per alcuni di noi il danno è minore, avendo tenuto pochi corsi, ma per altri l’ impegno è stato più continuativo, con attività anche serali e frequenze costanti per diversi mesi». A ingannare gli insegnanti ha contribuito il prestigio della società, composta da 17 soci, tra cui aziende come la Gambro Dasco S.P.A. e soggetti di rilievo anche istituzionale, come l’ università degli studi di Modena, l’ istituto professionale e statale per l’ industria e l’ artigianato e l’ istituto tecnico industriale statale F. Corni, alcuni dei quali dichiarano di non avere contatti con la società da diverso tempo e di non essere mai stati coinvolti nella gestione dei fondi. Alla notorietà dell’ ente si aggiungeva la presenza di finanziamenti regionali, in realtà bloccati a settembre 2014 proprio a causa delle irregolarità riscontrate da parte di FIT riguardo ai pagamenti. «I finanziamenti della Regione o da parte del fondo sociale europeo – specifica Galli – garantivano l’ ufficialità dell’ incarico e si presupponeva potessero assicurare un corretto pagamento per i docenti alla fine di ogni corso, che evidentemente non si è verificato. A questo punto, attraverso l’ esposto chiediamo di effettuare gli accertamenti per individuare le responsabilità all’ interno del Consorzio».