L’HIV IN ITALIA UCCIDE SEMPRE MENO

Da prima causa di morte è diventata l’ultima. Non per questo però va abbassata la guardia

Il primo dicembre è la giornata internazionale dell’Aids e l’Italia tira le somme. Nel nostro paese l’Hiv uccide sempre meno, ma non per questo va abbassata la guardia: ogni giorno avvengono dieci nuove infezioni. Stanno anche aumentando i casi di Aids tra gli immigrati (oltre il 14% dei casi nel 2001), aumentano le infezioni contratte nei rapporti eterosessuali e ci si accorge di avere il virus sempre più tardi. È cambiato così

l’Aids in Italia

, secondo i dati presentati a Roma, nel ministero della Salute, dal responsabile del Centro operativo Aids, Giovanni Rezza.

«Da prima causa di morte tra 25 e 45 anni – ha detto il vicepresidente della Commissione nazionale Aids, Ferdinando Dianzani – è diventata ormai l’ultima». Attenzione, però, a

non abbassare la guardia

: «Non è l’epidemia che compare – ha detto Rezza – ma si allunga la sopravvivenza delle persone colpite dall’infezione». A partire dal 1996, infatti, l’arrivo dei nuovi farmaci antiretrovirali ha permsso di allungare l’attesa di vita dei sieropositivi. Oggi si stima che il tempo medio di incubazione dal momento dell’infezione alla comparsa dei sintomi dell’Aids sia di oltre cinque anni. Oggi, ha detto Rezza, si stima in Italia che

le persone viventi con la diagnosi di Aids siano più di 17.000

.«Il problema – ha rilevato Dianzani – è reinserire le persone sieripositive nell’attività laborativa».

Sta cambiando anche l’età media

in cui avviene la diagnosi, che si è spostata verso i 35-40 anni e accade che oltre il 60% dei casi segnalati nell’ultimo anno riguarda persone che non avevano fatto terapie antiretrovirali prima della diagnosi della malattia. Le regioni più colpite sono Lombardia (con 14.936 casi), Lazio (6.360) ed Emilia Romagna (4.772).

Ecco le cifre del cambiamento avvenuto in Italia dall’inizio dell’epidemia, nel 1982:

– CASI NOTIFICATI:

a partire dal 1982 sono stati notificati complessivamente 49.042 casi (ma se ne stimano almeno 49.300, considerando i ritardi nelle notifiche) e le morti notificate 31.989 (la stima realistica è di oltre 32.000);

– CASI DIAGNOSTICATI:

sono diminuiti dai 5.662 del 1995 (anno di picco dell’epidemia) ai 1.700 stimati per il 2001;

– MORTI: dalle 4.572 del 1995 si sono ridotte alle 400 del 2001.

– NUOVE INFEZIONI:

anche queste sono in netto calo: nel 1986 erano comprese fra 14.000 e 18.000 e dovute soprattutto allo scambio di siringhe fra tossicodipendenti; nel 2001 sono comprese fra 2.000 e 4.000 e la principale modalità di trasmissione sono i rapporti sessuali.

– PERSONE SIEROPOSITIVE VIVENTI:

nel 2001 si stima siano fra 80.000 e 110.000, e il loro numero tende ad aumentare progressivamente. Di queste, le donne sono il 30%, pari a 24.000-33.000. Dall’inizio dell’epidemia le infezioni sono state complessivamente fra 120.000 e 150.000.

– BAMBINI:

finora i nati da madri sieropositive sono stati circa 6.000 ed i viventi Hiv positivi sono fra 870 e 980. I casi di Aids notificati nei bambini sono 711.

– IMMIGRATI:

dal 1992 a oggi i casi di Aids tra gli stranieti sono stati 2.617. Nella maggior parte dei casi (1.078) sono persone di origine africana, seguire da persone provenienti da America (751), Europa (320) ed Europa dell’Est (100). La tendenza è confermata anche nel 2000-2001, con 214 malati provenienti dall’Africa, 75 da America, 20 da Europa dell’est e 15 dall’Europa.