I voti di Baldi

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Gli esperti di campagne elettorali insegnano che il miglior candidato è quello capace di far convergere sul proprio nome anche consensi esterni alle liste che lo sostengono. Da questo punto di vista, nelle elezioni del 12 e 13 giugno Carlo Baldi è stato il candidato più ‘attrattivo’. Secondo un’indagine commissionata da Legacoop a Paolo Feltrin, politologo dell’Università di Trieste, l’11,6 per cento degli elettori di Baldi ha votato solo per lui, senza aggiungere alla croce sul nome del candidato sindaco quella per la lista del Laboratorio per Reggio. Baldi ha battuto di un soffio Mario Monducci, che si è fermato all’11 per cento.

Per entrambi i candidati civici la percentuale di voti personali è doppia rispetto alla media ottenuta da tutti i candidati. Bene se l’è cavata Graziano Delrio, con un 5,5 per cento di voti al solo candidato sindaco. In termini assoluti, ovviamente, è proprio Delrio a guidare questa particolare graduatoria. Ben 3.178 elettori hanno votato per lui, ma non per i partiti del centrosinistra che lo sostenevano. La maglia nera va invece a Mario Poli: per lui appena lo 0,9 per cento di voti personali (104).

Qualcosa di simile è accaduto anche nel voto per il presidente della Provincia. In valore assoluto trionfa Sonia Masini, con 10.173 voti personali, pari al 5,1 per cento. Ma in termini relativi il primato spetta a Mauro Del Bue, con il 10,3 per cento di voti al solo candidato (767).

Tornando alla sfida per la poltrona di primo cittadino, la ricerca condotta dal politologo dell’Università di Trieste evidenzia che le liste civiche hanno pescato a piene mani nell’elettorato del centrodestra: appena un voto su 10, fra quelli ottenuti da Baldi e Monducci, proviene dal centrosinistra.

Feltrin dedica un’ampia parte della sua analisi anche allo scenario nazionale uscito dal voto europeo. In vantaggio di 5 punti alle politiche del 2001 (49,6 contro 44,5 per cento), il centrodestra è ora in lievissimo ritardo (45,5 contro 46,1). Ma due elementi potrebbero ostacolare una vittoria dell’Ulivo: la distribuzione dei voti, particolarmente concentrati nell’Italia centrale, e la scarsa capacità di intercettare gli elettori in uscita dal centrodestra.