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VENEZIA – L’impegno artistico – con le difficoltà di fare un cinema profondo, non popolare, raccontando magari a pochi spettatori le storie contemporanee più sgradevoli – premiato con il verdetto di Venezia 68 si è trovato riflesso nella serata di chiusura della Mostra del cinema. Nessuna star da red carpet, tranne l’emergente vincitore della Coppa Volpi, il tedesco-irlandese Michael Fassbender, e tanto cinema dell’est, asiatico soprattutto ma anche russo, con il Leone d’oro al Faust di Alexander Sokurov.

Il più felice nella rinnovata Sala Grande del Palazzo del cinema, riportata agli antichi colori e arredi del Ventennio, con un pezzo di vecchio parquet regalato all’ingresso come ricordo al pubblico, è stato Emanuele Crialese, il regista di Terraferma, che ha avuto il premio speciale della giuria, il terzo nel palmares dei premi a Venezia, richiamato nel pomeriggio in tutta fretta. «Mi sento una persona molto fortunata e privilegiata», ha detto Emanuele Crialese, regista di Terraferma, mostrando tutta la gioia per aver vinto il premio speciale della Giuria. «Ero ieri a Lampedusa e non potevo pensare di tornare, ringrazio il direttore Marco Mueller, i pescatori e gli uomini di mare, tutti gli abitanti delle isole Linosa e Lampedusa per avermi insegnato – ha proseguito Crialese sul palco – a guardare oltre orizzonti spesso un po’ stretti. Loro mi hanno sempre sostenuto e aiutato». Il regista di Terraferma, che ha baciato tutta la giuria, ha ringraziato anche Rai Cinema «per la totale libertà» e il produttore della Cattleya Riccardo Tozzi «che ha soffiato sulla vela di una barca che ha rischiato di perdere la rotta».

Michael Fassbender, che pure con l’interpretazione di Shame di Steve McQueen, ha senza dubbio meritato la Coppa Volpi, ha sentito di dovere ringraziare «i tanti talenti che sono stati qui quest’anno, in particolare Gary Oldman un mio eroe». «Quando si corre il rischio la risposta arriva», ha detto Fassbender rispondendo ad un elegante in bianco e oro Alba Rohrwacher che nella motivazione ha riferito che «Shame ha commosso e turbato la giuria». La stessa giuria che, ha detto Mario Martone, «non ha voluto chiudere gli occhi sulla denuncia delle condizioni vicine alla schiavitù fatta da un film misterioso, all’apparenza storia di una vendetta familiare», ossia a People Mountain People Sea il cui regista Shangjun Cai ha vinto il Leone d’argento. Meritatissima anche la Coppa Volpi al femminile andata a Deanie Yip protagonista di A simple life (Cina – HongKong) dove interpreta una donna di servizio che dopo sessanta anni presso una famiglia si guadagna quello che spesso neppure una madre riesce ad ottenere, ovvero: una digitosa assistenza in vecchiaia.

Per il Leone d’oro a Venezia 68, andato a Faust, del russo Alexander Sokurov, c’è stata unanimità della giuria come ha detto il presidente Darren Aronofski durante la cerimonia. «Ci sono film che fanno piangere, ridere, pensare, commuovere, film che cambiano per sempre le vite. E questo – ha detto il regista americano – è uno di quei film». Questa cerimonia di chiusura, l’ultima dei rispettivi mandati del direttore della Mostra Marco Mueller e del presidente della Biennale Paolo Baratta, non si ricorderà certo per il clima festoso della serata, escludendo i battimani al momento dell’annuncio dei premi.

Vittoria Puccini, in abito lungo a sirena color carne che ne evidenziava la magrezza, non ha sorriso (una scelta precisa, visto che ha perso la madre appena pochi giorni fa), né ha sfilato sul red carpet. Il leone d’oro Alexander Sokurov ha ricordato il suo paese, la Russia, «a lutto per la grave catastrofe che l’ha colpita (la morte di 43 persone, tutta una squadra di hockey, in seguito alla caduta, l’8 settembre di un aereo, ndr). La giuria “Leone del futuro – Premio Venezia opera prima” intitolato a Luigi De Laurentiis ha invece assegnato a il Leone del Futuro a La-Bas di Guido Lombardi.

Soddisfatto invece il ministro per i Beni Culturali Giancarlo Galan: «È uno splendido compleanno il mio», ha detto a caldo uscendo dal Palazzo del cinema: «Un film italiano, con una concorrenza spaventosa, ha avuto questo importante riconoscimento, come il premio della giuria. C’è da essere soddisfatti e felici. Certo se c’era il Leone d’oro era meglio, ma sono felice lo stesso», ha proseguito Galan ricordando «i tanti anni a consolarci con i premi tecnici delle Oselle». Orgogliosa anche il direttore generale della Rai Lorenza Lei, arrivata oggi proprio per la chiusura del festival.

Sabato 10 Settembre 2011 – 19:47 Ultimo aggiornamento: Domenica 11 Settembre – 16:21