Pordenone. Giallo in Valcellina: la donna operata aveva due cacciavite in testa

di Alberto Francesconi

VENEZIA – A Martellago il Comune vuole essere risarcito per la brutta figura fatta con i cittadini, convocati in ritardo agli incontri sul piano rifiuti per il mancato recapito degli avvisi. A Santa Maria di Sala è bastata la malattia di due dipendenti per bloccare per settimane la consegna della posta in alcune frazioni, mentre in un condominio di San Donà di Piave la posta arrivava, ma veniva lasciata per terra, su uno scatolone a disposizione di tutti.

Tre indizi per formulare un sospetto, se non una prova: in provincia di Venezia il servizio postale, alle prese con il nuovo piano di recapito, patisce pesanti disservizi. L’operazione è partita a metà febbraio e, come da intese sindacali, sarà soggetta fino alla fine di maggio a incontri periodici per correzioni in corso d’opera. Ma le proteste dei cittadini, anche in città e per servizi pregiati come la consegna delle raccomandate, non si contano. E l’immagine romantica del postino impersonata da Massimo Troisi stride con l’evidenza delle cassette vuote e dei cittadini costretti a fare la fila per farsi consegnare la corrispondenza.

Tutto è nato con la riforma avviata da Poste italiane con la “settimana corta”. Un piano in vigore nei maggiori Paesi europei, spiega l’azienda, che ha concentrato i servizi di consegna dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 16, a parità di orario per il personale. «Ciò ha portato – spiega Marco Dauria della Cgil veneziana – a una revisione radicale delle zone di recapito e della rete di alimentazione per posta ordinaria e raccomandate. Nella fase iniziale può capitare che i postini non conoscano ancora bene le zone di competenza».

Per disgrazia dei destinatari, ciò è avvenuto fra il periodo di Natale, uno dei più complessi per la mole di corrispondenza da smaltire, e quello della consegna dei Cud ai lavoratori dipendenti. «La somma delle criticità – prosegue Dauria – può non trovare soluzioni immediate. Come sindacato però abbiamo scelto di affrontare la situazione direttamente con l’azienda, evitando proclami di sapore populista».

Difficile, però, spiegarlo ai cittadini che vedono il postino sempre meno spesso, e che devono fare i conti con una serie di “esperimenti” in corso d’opera. Come l’impiego, nel Veneto orientale, di mezzi di trasporto diversi – biciclette e auto – per i portalettere al fine di ridurre il tasso di incidenti e infortuni sul lavoro. L’accordo prevede che, a fine maggio, azienda e sindacati si ritrovino per valutare i risultati del nuovo modello di recapito. Ma per far pesare le istanze dei cittadini – fa capire il sindacato – servirebbe l’apertura di un “tavolo” politico. Perché la riforma, come si legge a parte, è finalizzata a promuovere servizi innovativi e a maggior valore aggiunto. Con il rischio che la “vecchia” lettera affrancata – beninteso con la tariffa della posta prioritaria – e le bollette da pagare finiscano per essere considerate un servizio di serie B.

Martedì 29 Marzo 2011 – 09:52 Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Marzo – 21:28

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