Diatriba d’amore contro un uomo seduto

Senza dubbio la novità più attesa alla rassegna Tramedautore, dedicata alla drammaturgia contemporanea di Paesi diversi, organizzata come sempre da Outis è stato Diatriba d’amore contro un uomo seduto del grande autore colombiano nonché Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez, mai rappresentato in Europa e pubblicato in questi giorni negli Oscar Mondadori.

Un’attesa che non ha mantenuto le sue promesse malgrado la regia di Alessandro D’Alatri, che pensa di risolvere il non facile testo con un continuo cambio di scene, di luci, di prospettive e chiedendo alla pur volenterosa

Maria Rosaria Omaggio una recitazione iperrealista carica di effetti, che però alla fine dà l’impressione di girare a vuoto.

Diatriba d’amore contro un uomo seduto è la storia anzi lo sfogo – in forma di monologo – di una donna, Graciela, che, nata povera, pensa di riscattarsi socialmente sposando un giovane, affascinante uomo di rango sociale elevato ma ribelle nei confronti della sua famiglia e del potere che essa rappresenta. Intelligente e volitiva la ragazza

sale la scala sociale, studia, prende diverse lauree, si illude di avere trovato la felicità. Ma il marito, che è tornato ben presto sotto l’ala protettrice della famiglia, la tradisce e la ignora e anche il figlio ormai adulto sembra assomigliare in tutto e per tutto al padre.

Márquez situa la vicenda proprio nel giorno del venticinquesimo anniversario del matrimonio dei due, che ritroviamo in una stanza

nell’attesa dell’evento: lei che parla a lui, che non vedremo mai se non di spalle, seduto in poltrona: quasi un immobile manichino che verrà alla fine incendiato come il fantasma o il feticcio di un passato che la donna vuole cancellare a tutti i costi.

Scegliendo come riferimenti due maestri come Strindberg e

O’Neill e le loro nevrosi, i loro personaggi femminili sempre in balia della lotta fra i sessi, ma guardando anche al mondo dei suoi magnifici romanzi, Garcia Marquez si imbatte – proprio lui malgrado l’evidente passione per la scena -, nella difficoltà che spesso ha frenato i grandi romanzieri: quella di confrontarsi con una parola destinata non solo a essere scritta e letta ma anche detta.

Difficoltà alla quale l’autore risponde con un delirio affascinante di parole, sospese fra assurdo e nevrosi, all’interno delle quali – ed è la nota positiva del testo – intuiamo tracce di un vero cuore di donna.

di maria grazia gregori Vuoi ricevere quotidianamente le ultime recensioni nella tua casella di posta? Attiva il servizio

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